O Caledonia, il romanzo gotico per rendere magnetica la tua prossima presentazione.

L’ispirazione per la tua prossima presentazione (di un progetto o di te stesso/a) potrebbe venire proprio da dove meno te lo aspetti.

O Caledonia di Elspeth Barker, non è solo un gioiello selvatico e scapigliato come le terre in cui è ambientato, è un capolavoro di scrittura ricercata, evocativa, ispirazionale.

Accostato per affinità agli scritti di James Hogg, Charlotte Brontë, Walter Scott e Molly Keane, è una lettura stimolante anche per chiunque cerchi nuove forme di linguaggio, accostamenti insoliti e poesia di immagini.

Qualche informazione sulla trama

La protagonista è Janet, un’antieroina cresciuta nella solitudine di un castello gotico nel cuore delle Highlands scozzesi da genitori emotivamente distanti.

Il contesto storico è quello del dopoguerra, in cui il genere femminile è considerato «una forma inferiore di maschio».

La sua disgrazia è quella di essere troppo diversa e troppo intelligente per il piccolo mondo che la circonda. Crescere per lei significa affrontare la dolorosa sfida di rimanere fedele a sé stessa, mentre la società preme perché incarni ciò che ci si aspetta comunemente da una ragazza della sua età.

E, così, persino la sua morte, punto narrativo che apre il romanzo, diventa colpa sua:

«Dopodiché solo le indovine, le levatrici e le menagramo parlarono di lei, all’infinito, ripetendo una litania di colpe; perché colpa doveva esserci, non si poteva incolpare l’assassino […] alla fine si arrivò a un tetro consenso: “È stata tutta colpa sua.”».

Il dolore di non sentirsi compresa emerge, in primo luogo, dalle interazioni con la famiglia, e si trasforma in pungente senso di inadeguatezza all’occasione delle punizioni inflittegli dalla tata. Diventerà poi alienazione quando verrà mandata al collegio di Santa Uncumba e si confronterà con le coetanee.

Questo sentimento la porterà gradualmente ad indurirsi: 

«Un giorno sfogliando una rivista le cadde lo sguardo su una foto. Per un attimo la scambiò per il fregio di un vaso greco, ninfe e amorini che attraversavano un’aggraziata pastorale – qui intuiamo l’impronta dell’autrice, giornalista e letterata -. Poi lesse la didascalia. Era stata scattata da un fotografo di guerra tedesco e mostrava delle ebree e i loro bambini piccolissimi avviati verso le camere a gas. Poco dopo s’imbatté nel resoconto della distruzione di Hiroshima e Nagasaki di John Hersey. Non poté più avere fede in Dio o nell’uomo. Trasferì qualunque impulso religioso residuo agli dèi greci, che non fingevano nemmeno di amare l’umanità o di apprezzarne sforzi e aspirazioni, essendo troppo occupati con le loro trame, faide e passioni concorrenti».

Lo stile ricercato ed originale di Elspeth Barker
Image by Frank Winkler from Pixabay

Lungo tutto il romanzo, Elspeth Barker, classe 1940, ci dona molteplici immagini che hanno il potere di solleticare il nostro estro creativo, che sia per cimentarsi a nostra volta con la scrittura, per incantare amici o conoscenti in una conversazione brillante, o per trovare l’ispirazione giusta per la tua prossima presentazione aziendale, per il lancio di un prodotto o, persino, per rispondere in maniera meno scontata alla logora domanda: “Bene. Ci parli un po’ di Lei” in un colloquio di lavoro.

A tale proposito, va menzionato l’eccellente lavoro della traduttrice Beatrice Masini, in quanto, le descrizioni che seguiranno a titolo d’esempio, rendono perfettamente le suggestioni anche nella lingua italiana.

Alcuni esempi

La gelatina verde che fuoriesce dalla boccuccia di Francis, il fratellino di Janet, diventa «schegge e globi di splendente smeraldo schizzarono sul tavolo» e le macchie sul tappeto dello studio del nonno sono in grado di raccontare storie antiche «due macchie consunte, ai lati del fuoco, dove generazioni di uomini si era no piazzate a gustare l’ultimo bicchierino».

Gli oggetti vengono raccontati attraverso le sensazioni che suscitano: «A Janet non piacevano le bambole; erano troppo simili ai neonati e del tutto prive del fascino degli animali, veri o giocattolo» e ancora «globulosa creatura rosa con lo sguardo da pazza e le palpebre oscillanti.»
Gli elementi del paesaggio scozzese assumono connotati umani o propri degli animali: «rari sorbi rachitici stavano aggrappati alle coste ripide» e «faceva ruggire i rododendri come il mare».

Una nota a margine

Non manca, inoltre, un riferimento all’etichetta che ci racconta come Janet si ingegnasse, nonostante i rimproveri, per non cibarsi di animali, creature sue compagne elettive: «mentre si picchiettava le labbra con garbo nell’enorme tovagliolo era in grado di svuotarvi sistematicamente il contenuto della bocca per avvolgerlo nel tessuto niveo».

Conclusione

O Caledonia non è (solo) un romanzo di formazione, come si potrebbe pensare a prima vista, e nemmeno un giallo.
Ha più livelli di lettura e racchiude molti temi.

Racconta di sensibilità sociali e generazionali nettamente diverse, della solitudine di chi ha l’ardire di possedere profondità emotiva e non fare nulla per nasconderla, dell’essere donna in un mondo al maschile che non lascia spazio: Janet è intelligente, curiosa, passionale e sensibile, eppure non le vengono date le stesse opportunità e, anzi, sono proprio queste sue caratteristiche la causa della punizione ultima.

Insomma, O Caledonia è una narrazione potente dal punto di vista tematico e stilistico.

Aprire le sue pagine è come aprire una porta su un paesaggio gotico e malinconico e farsi travolgere da una folata di vento carica di salsedine e di moti di un animo profondo.

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Autrice

VALENTINA BADINI

Laureata in Scienze Linguistiche, un’esperienza decennale in contesti aziendali, una formazione nell’Etiquette. Aiuto professioniste e team a migliorare performance, leadership e comunicazione attraverso percorsi e training su misura.

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