Come creare un discorso che funziona

Quando si parla di abbozzare un discorso, c’è una convinzione molto diffusa: se l’idea è valida, sarà sicuramente un successo.

E, invece, non funziona affatto così.

Un discorso che verrà capito, seguito con attenzione e apprezzato è un discorso ben organizzato.

Non è sufficiente avere qualcosa di valido da dire.
Come lo dici conta tanto quanto cosa dici (se non forse di più in alcune circostanze).

E questo è trasversale a qualsiasi settore.

Quando parliamo, non stiamo solo trasmettendo informazioni, stiamo anche consolidando o costruendo una posizione.

Ogni scelta lessicale, ogni struttura, ogni modo in cui, attraverso la voce, verbalizziamo il discorso definisce il rapporto tra te e ciò che dici, tra te e chi ascolta, tra chi ascolta e ciò che sarà disposto a riconoscerti.

Per questo motivo, dire una cosa in un modo o in un altro, costruire un discorso in un modo o in un altro, non fa lo stesso.

Ci sono più elementi e più variabili che determineranno l’impatto e l’effetto di quelle parole, che si potranno tradurre poi in un contratto firmato, in un riconoscimento accademico o istituzionale, in un obiettivo raggiunto.

In questo articolo voglio analizzare i 7 errori più comuni, così che tu li possa evitare al tuo prossimo discorso.

1) Partire con premesse lunghissime

La soglia dell’attenzione è sempre più bassa e, di conseguenza, i primi secondi sono determinanti.

Introduzioni e premesse lunghe hanno come effetto un drastico calo dell’attenzione.

Detto in altri termini, così facendo hai già perso il tuo pubblico.

Se ti trovi in un contesto istituzionale e sono d’obbligo, riducile al minimo.

Se, invece, hai piena libertà, parti con qualcosa che possa sorprendere il tuo pubblico: una domanda ancor prima di presentarti, una frase che dichiari la visione della tua azienda, o ancora una frase che rimandi ad una situazione precisa che il tuo pubblico conosce, meglio ancora se legata al motivo per cui si trova lì ad ascoltarti.

2) Dare troppe informazioni

Completezza non è sinonimo di chiarezza.

Anzi, quando inserisci troppe informazioni aumenti il carico cognitivo e riduci la capacità di elaborazione.

La Cognitive Load Theory (Sweller, 1988) dimostra che la memoria di lavoro è limitata e che l’apprendimento è ottimale quando il carico cognitivo non è eccessivo.

Questo non vale solo per l’ambito educativo in cui è stata sviluppata, è altrettanto valida per i tuoi discorsi.

Perciò, se desideri che il tuo uditorio ti segua e ricordi con maggiore facilità l’oggetto del tuo discorso, togli tutto ciò che è superfluo.

Tre idee ben costruite funzionano più di dieci idee accennate a cui viene collegato un labirinto di parentesi e incisi.

3) Fare monologhi

Fare discorsi unidirezionali, che non coinvolgono il pubblico, soprattutto se non supportati da una buona gestualità e modulazione della voce, può far calare l’attenzione in modo irrecuperabile.

Perciò, di quando in quando, inserisci delle domande rivolte a chi ti ascolta.

Ad esempio:

“Quante volte vi siete trovati in questa situazione?”

“Cosa succede, nella pratica, quando questo processo non funziona?”

“Come riuscire a raggiungere questo risultato?”

Sono domande che non servono per ottenere una risposta, servono per mantenere l’attenzione dell’uditorio e a farlo sentire più coinvolto.

4) Usare un linguaggio che riduce il tuo posizionamento

“Magari”, “forse”, “volevo solo…”

Sicuramente hai preparato con cura discorso e slide, perciò, è altamente probabile che tu dica queste parole non perché tu non sappia quello che stai dicendo, ma semplicemente perché ti vengono automatiche.

Si tratta di attenuatori che esprimono incertezza e, perciò, riducono notevolmente la percezione di autorevolezza e competenza che lasci su chi ti ascolta.

Quando senti che stai per pronunciarle, fermati, fai una brevissima pausa e riorganizza ciò che stai per dire in modo da evitarle.

Come mostra lo studio del 1989 di Lawrence A. Hosman The Evaluative Consequences of Hedges, Hesitations, and Intensifiers, Powerful and Powerless Speech Styles, un linguaggio efficace, in grado di aumentare la percezione di credibilità e l’attrattiva del parlante, è un linguaggio in cui attenuatori ed esitazioni sono assenti o ridotti.

Detto in altri termini, più eviterai i vari “magari”, “forse”, “volevo solo…”, più risulterai credibile e autorevole.

5) Ignorare chi sono i tuoi ascoltatori

Se desideri che il tuo discorso sia seguito, catturi l’attenzione e raggiunga un obiettivo, parti da chi ti ascolterà.

Adatta il tuo discorso in base al tuo uditorio.

Quando lo strutturi, chiediti sempre:

“Chi mi ascolta parla questo linguaggio tecnico oppure c’è il rischio che non mi capisca?”

“Mi trovo in un contesto formale per cui devo alzare il registro linguistico o posso essere più colloquiale?”

“Qual è la cultura di appartenenza prevalente tra chi mi ascolterà?” (se ti capita di tenere discorsi all’estero).

6) Corpo e voce non sostengono quello che dici

La presenza non è un dettaglio secondario.

Ad esempio, movimenti continui e improvvisi, voce accelerata, sguardo incerto, sono tutti elementi che indeboliscono la tua esposizione e anche il tuo posizionamento come professionista.

Un tono di voce grave, parole ben scandite, pause nei punti giusti, un contatto visivo che si sposta sulla platea proprio quando cominci la frase successiva, sono accortezze che ti aiutano a dare struttura ed efficacia a ciò che dici.

7) Chiudere senza lasciare una direzione

Molti discorsi finiscono bene, pochi lasciano qualcosa.

Chi ascolta spesso alla fine si chiede:

“Cosa devo farne?”

Il modo in cui apri un discorso è importante per catturare l’attenzione di chi ti ascolta, ma è altrettanto importante curare la chiusura.

In base all’effetto recency, infatti, tendiamo a ricordare meglio le informazioni presentate per ultime in una sequenza rispetto a quelle centrali.

Per questo, la chiusura è l’occasione per lasciare un messaggio che riassuma il senso del discorso, orienti l’azione o resti nella memoria.

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Autrice

VALENTINA BADINI

Laureata in Scienze Linguistiche, un’esperienza decennale in contesti aziendali, una formazione nell’Etiquette. Aiuto professioniste e team a migliorare performance, leadership e comunicazione attraverso percorsi e training su misura.

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